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giovedì 29 maggio 2008

Equilibrio precario


È incredibile il gran numero di blog sulla rete che raccolgono notizie sul lavoro (precario) di tanti giovani architetti. Ieri mi sono imbattuto in questo sito dove sono raccolte le testimonianze di tanti neo-architetti nei vari studi. Se non fosse che di queste cose ormai ne ho sentite a bizzeffe sarei rimasto con la bocca aperta. Per fortuna questa situazione, seppur molto diffusa, non è uguale per tutti e c'è chi riesce ancora a barcamenarsi tra un lavoro e l'altro.
Credo che la nostra professione sia tra le più belle e le più difficili. Al momento, secondo me, le nostre università purtroppo non sono in grado di formare l'architetto (figuriamoci l'architetto junior) per renderlo autonomo o appetibile sul mercato del lavoro (se si esclude l'aspetto del disegno). Oggigiorno è indispensabile ad un architetto per sopravvivere, specializzarsi in questo o quel settore, ricavarsi quella "nicchia" nella quale ad operare sono molto pochi.
Chiaramente occorre anche la cosiddetta "conoscenza" o una sorta di pseudo-amicizia con l'architetto (capo o collega che sia) o il politico di turno. Fino ad ora mi è capitato raramente di sentire persone che lavorano per proprio merito (e ce ne sarebbero...).
Il sistema è questo, siamo tutti coinvolti e non credo che si possa trovare una soluzione rapida a questo malvezzo tipicamente italiano.

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