Leggo e pubblico una lettera inviata al sito letterealdirettore.it dove una giovane architetta descrive la situazione professionale dei neolaureati (che purtroppo conosciamo tutti). Personalmente sono d'accordo quasi totalmente con ciò che questa ragazza scrive ma mi piacerebbe se questa lettera fosse spunto per una costruttiva discussione anche sul blog.
Prossimamente pubblicheremo le immagini e il report dell'evento "Architects Open Space" svoltosi sabato scorso.
Scrivo a nome di tutti i giovani liberi professionisti, che in Italia, dopo aver conseguito la Laurea, passato l’esame di Stato che li abilita alla professione, si vedono costretti ad aprire partita iva per poter avere un posto di lavoro precario presso i loro colleghi di qualche anno più grandi o dei colleghi anziani.
Scrivo perché credo sia giusto portare la testimonianza di quello che succede quotidianamente nella maggior parte degli studi professionali italiani, di molte delle categorie professionali come Commercialisti, Studi Legali, Architetti, Ingegneri, Notai ecc….
Questi Studi spesso riescono a lavorare grazie al supporto dei numerosi “collaboratori” neolaureati e non , che per poter fare esperienza prima e per poter poi lavorare nel settore in cui si sono laureati, sono costretti ad iniziare dei rapporti di collaborazione con p.iva.
Per un giovane Architetto per esempio, dopo l’esame di Stato e quindi l’abilitazione alla professione, si prospettano due strade da percorrere:
1. avviare un proprio Studio (avendo le possibilità economiche, le dovute conoscenze e pacchetto clienti),
2. iniziare un’esperienza presso uno Studio già avviato.
Chi sceglie la seconda strada dovrà nell’ordine:
- iscriversi all’ordine professionale,
- aprire p. iva,
- iscriversi alla propria Cassa Previdenziale,
- iniziare una collaborazione con un volume d’affari annuo che difficilmente sarà tale da giustificare le spese di gestione del regime di p.iva (vedi studi di settore della categoria)
- non avrà nessuna copertura in caso di malattia,
- non avrà nessun giorno di ferie maturato quindi pagato,
- non avrà ovviamente dei soldi accumulati per il TFR,
- sarà considerato dal proprio titolare un lavoratore dipendente con un compenso mensile forfetario (se è fortunato),
- non ci sono tariffe minime orarie per i compensi, quindi ogni titolare sarà libero di contrattare il compenso (spesso molto basso),
- la crescita economica è inesistenti o molto bassa, perché non è tutelata e controllata da nessun ente se non il titolare dello Studio,
- avrà degli orari da rispettare e quindi nella maggior parte dei casi non potrà collaborare con altri Studi perché si tende a monopolizzare i “collaboratori”,
- non avrà nessuna garanzia sulla continuità della collaborazione nel tempo, perché non esiste contratto scritto che ne garantisca l’accordo verbale,
- verrà spesso impiegato per svolgere mansioni diverse da quelle per cui è qualificato,
- dovrà spesso lavorare fuori dall’orario giornaliero previsto (8 ore) senza nessun tipo di compenso straordinario,
- sarà difficilmente tutelato dall’Ordine a cui appartiene perché lo stesso Ordine è presieduto da colleghi anziani che non hanno nessun interesse a tutelare i giovani professionisti, nonché la “concorrenza”.
Per tutti questi motivi, sopra elencati credo che sia necessario informare i futuri laureati e anche tutti i cittadini italiani e non, che ad oggi credono di poter avere un futuro professionale che garantisca una vita benestante, che non è così, saranno “sfruttati” e “monopolizzati” dai loro colleghi anziani. Camilla75
2 commenti:
Brava Camilla75...
hai fotografato con precisione la situazione...
siamo in molti in questa situazione!!! conosco architetti liberi professionisti che hanno addirittura il timore di ricevere una telefonata durante l'orario di lavoro...personalmente io ed i miei "colleghi" ci siamo sentiti costretti a lavorare anche fino alle 5:00 di mattina...
un architetto di Venezia
Hai lucidamente descritto la situazione che vive un giovane architetto; c'è quindi da chiedersi se non sia il caso di promuovere un incontro, dove porre all'attenzione questa situazione che investe tutti coloro che appartengono a questa sotto-categoria dell'ordine professionale. Credo che l'Ordine stesso dovrebbe procedere d'ufficio sentirsi chiamato a rispondere in maniera non ambigua per non palesarsi connivente con tale prassi; Anche io faccio parte di coloro che debbono sbarcare il lunario "prestandosi" a richieste lontane da qualsiasi deontologia... .Chiedo all'Ordine di porre attenzione a tale situazione e di porre la sua disponibilità per aprire incontri dove far luce su tali anomalie... Gabriele
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